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giovedì 23 agosto 2012

Giorno 19


Stoccolma-Copenaghen, 19 agosto 2012

La colazione, che meraviglia. Passiamo quasi due ore a mangiare. Approfittiamo anche della distrazione delle cameriere per portarci via 4 panini ben farciti per la giornata. Solo dopo esserci lavati e vestiti, ci decidiamo ad affrontare un problema che troppo a lungo abbiamo volutamente taciuto: non abbiamo corone sufficienti per tornare a Stoccolma col treno. Che fare? Le opzioni sono poche: ci avviamo a piedi, zaini in spalla. La strada è lunga, non abbiamo cartine utili. Saggiamente, decidiamo di seguire la pista ciclabile parallela ai binari. La Provvidenza, già generosa con la colazione, altre due volte ci bacia questa mattina. Prima ci fa trovare uno sgangherato carrellino arrugginito con cui riusciamo con ingegno e corda a trasportare gli zaini, alleggerendo non poco le spalle. Lo chiamiamo Ciuffo. Dopodiché, ci fa trovare il bigliettaio più buono dell’intero sistema dei trasporti scandinavi. Giunti inesorabilmente ad un punto morto della pista ciclabile, infatti, proviamo a prendere la metro sperando di poter pagare con la carta. Chiaramente, non si può, ma il baffuto bigliettaio si commuove e ci fa passare senza aver pagato, mettendoci subito in guardia che in caso di controllore sarebbero stati 1200 corone di multa a testa. Scavalchiamo i tornelli ringraziando in tutte le lingue del mondo. Di controllori neanche l’ombra. Abbiamo fottuto il sistema (per la seconda volta se si contano i panini preparati a colazione)!
In stazione ci aspetta la prima sola della giornata: le cassette di sicurezza sono tutte maledettamente occupate, e siamo condannati a girare la città con gli zaini in spalla. Quanto ci manca Ciuffo…
Stoccolma è una metropoli. La prima vera grande città che troviamo in Scandinavia. La camminiamo il più possibile, ammirandone i tetti neri, le alte costruzioni in mattoni rossi e le viuzze piene di bar e negozi del centro. 

Proprio in una di queste vie decidiamo di rifiatare un po’, comodamente seduti per terra. All’improvviso, nel vociare confuso dei passanti si distingue un chiaro accento toscano: “C’avevamo quasi rinunciato!”.
Alziamo lo sguardo increduli: Levante e Caterina!!! Le nostre strade si erano incrociate l’ultima volta a Oulu e le possibilità che ciò accadesse per la terza volta rasentavano lo zero. Invece eccoli là, belli come il sole! Finalmente procediamo con le presentazioni ufficiali, si chiamano Daniele e Giulia. Facciamo due chiacchiere come se fossimo amici di vecchia data, prima di separarci di nuovo.
Levante e Caterina... “Assurdo”, continuiamo a ripeterci, “ma bellissimo!”.
Il giro di Stoccolma si conclude relativamente presto: il nostro treno per Copenaghen parte alle 18. Saliamo su un vagone qualsiasi della seconda classe non sapendo, anche se il sospetto c’era in qualche modo venuto, che la prenotazione del posto a sedere (e quindi il pagamento di un supplemento) è in questa occasione obbligatoria e siamo costretti a pagare direttamente al controllore. La giornata si conclude con l’arrivo in nottata a Copenaghen. Per fortuna il deposito è ancora aperto e abbiamo la possibilità di liberarci dei grossi zaini.
Poi si parte: Copenaghen by night.

Andrea e Silvano

Giorno 18


Stavanger-Oslo-Stoccolma, 18 agosto 2012

Il diciottesimo giorno di viaggio è uno di quei classici giorni di transizione e continuo spostamento. Il treno da Stavanger si è inspiegabilmente fermato alle 5 del mattino, costringendoci a prendere l’ennesimo pullman. Il ritorno a Oslo è poco più che un lampo. Il tabellone della stazione ci rivela l’esistenza di un treno diretto a Stoccolma in partenza. La stanchezza scompare d’un tratto ed entrambi ci trasformiamo in centometristi olimpionici (con tanto di zaino) e riusciamo a salire in tempo. Entriamo con irruenza nel vagone, forse un po’ troppa, e Il Nero sbatte inavvertitamente la porta del vagone contro quella del vicino bagno da cui stava uscendo proprio in quell’istante un ragazzo. Se sia stata la stanchezza oppure gli odori esalati dal gabinetto a bruciare il cervello di quest’uomo non lo sappiamo, fatto sta che immediatamente comincia a urlare nella sua lingua in faccia al Nero. La cosa divertente è che, resosi conto che nessuno di noi due aveva intenzione di avere paura di lui, ci ha improvvisamente perdonati. Una magnanima testa di cazzo, non c’è che dire.
Il viaggio in treno, comunque, prosegue serenamente fino alla capitale svedese. Non sappiamo ancora dove dormire, ma, data la nostra indecente condizione igienica (l’ultima doccia risale a Narvik), cediamo alla tentazione dell’unico ostello disponibile, benché situato un po’ fuori città. Raggiungerlo è una delle 4 cose più difficili della nostra vita, ma alla fine ce la facciamo, dopo un treno e tanti piedi. La doccia è meravigliosa. I capelli del Nero tornano finalmente biondi!
Decidiamo di risparmiare sulla cena per poi goderci al mattino una colazione sontuosa. Ci addormentiamo godendoci l’ormai dimenticata sensazione di dormire in posizione orizzontale, ma solo dopo aver visto la puntata del giorno di una fiction inglese.

Andrea e Silvano

domenica 19 agosto 2012

Giorni 14 e 15


Narvik-Kiruna-Sundvall-Ostersund-Trondheim, 14 e 15 agosto 2012

Svegli. Ci godiamo fino all’ultimo secondo la comodità e la pace dei nostri letti. Il cellulare suona una volta ancora. In piedi. L’incredibile aspettativa della colazione pronta e calda ci dà la definitiva spinta a vivere questa nuova giornata fino in fondo. E cominciamo proprio bene, con una colazione degna di un re. Dolce e salato si mischiano in orge di cibo nelle nostre affamate fauci. Mangia questo, mangia quest’altro e alla fine il primo treno è bello che perso. Ne è valsa la pena. Con gli stomaci pieni e gli zaini in spalla percorriamo la strada fino alla stazione. C’è un secondo treno, tra poche ore, perfetto per noi. Nella sala d’attesa, presto affollatissima, prevale l’elemento italiano. Quasi per caso, a pochi minuti dalla partenza del treno, scopriamo che c’è stato un intoppo. I vagoni sono fermi a 190 km da Narvik, pare che il conducente abbia avuto un problema grave. Saliamo su un pullman sostitutivo, che ci porterà fino a Kiruna, dal treno. Il tragitto è un assoluto calvario. I posti sono occupati fino all’ultimo e la temperatura è vicina ai 50 gradi. Altolà al sudore.
In due ore siamo a destinazione. Il nostro treno ha come ultima fermata Stoccolma, il piano è scendere ad Ange (Svezia) e da lì tornare in terra norvegese (la particolare struttura delle ferrovie scandinave ci impone il ping-pong tra i due stati). L’arrivo previsto è per le ore 6 e qualcosa del mattino. Il motivo per cui non ce lo ricordiamo risiede nel simpatico fatto che dormiamo entrambi esattamente mentre il treno la sta superando. Esatto, l’abbiamo persa. La notte in treno è passata tranquilla: personaggio interessante il ragazzo seduto davanti a noi che dal suo portatile connesso a internet ha guardato una serie di film (tra cui il capolavoro Fight Club) per poi, a notte fonda (solo  Il Nero è sveglio nel vagone,) chiudersi con esso in bagno e sparire una buona mezz’ora. Una situazione quantomeno bizzarra, anche a non voler pensare male! Fatto sta che nessuno dei due riesce a svegliarsi in tempo per accorgersi della fermata. Poco male, scendiamo a quella dopo: Sundsvall.
Il primo impatto tra il Nero e la Svezia non è dei migliori: l’ingegnoso sistema di accesso ai bagni della stazione tramite pagamento via sms fa i capricci. Proviamo ripetutamente, ma invano. La colpevole porta viene quindi ripetutamente percossa dal Nero. Siso, solidale, se la ride. Aspettando il treno per Ostersund (via Ange) decidiamo di vedere una qualunque partita di calcio in un qualunque stadio prima del ritorno in Patria. L’iniziale ipotesi Norvegia-Grecia, in programma per la sera, tramonta a causa dei tempi ferroviari e ci orientiamo verso una partita di campionato danese, che si giocherà il 20, Sonderyske-Odense.
Sul treno conosciamo un ragazzo italiano che viaggia da solo, è in infradito e ama le feste in discoteca. Non proprio i nostri stessi gusti, diciamo.
Ostersund è una piccola città svedese a ridosso di un lago. Abbiamo parecchio tempo prima della prossima partenza,  e decidiamo di viverla quanto possiamo. Pranziamo con degli indecorosi ravioli in scatola e Il Nero vive un’altra disavventura con i bagni locali. Qualcuno la pagherà.
La città è piena di vita, nelle luminose vie del centro è pieno di bancarelle e i negozi sono tutti aperti. Un negozio di musica attira la nostra attenzione, e la seconda grande decisione del giorno viene presa ma, per ora, rimane un segreto. Passiamo davanti anche al fantastico Bar dello Sport, purtroppo chiuso, innamorandoci dell’atmosfera che lo circonda. Nel complesso il posto ci piace molto, e trascorriamo una piacevole giornata tra i suoi abitanti.

Si riparte, direzione Trondheim (Norvegia). Il pessimo pranzo ha lasciato un grosso vuoto e, una volta arrivati, ci affrettiamo a riempirlo con costose porzioni di pasta riscaldata, ma tutto sommato buona. Facciamo un rapido giro della città, ma tutto è già chiuso, fatta eccezione per qualche pub o discoteca. Non c’è tempo, però, di nuovo in viaggio. Finalmente verso Oslo.


Andrea e Silvano