Visualizzazione post con etichetta Copenaghen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Copenaghen. Mostra tutti i post

venerdì 24 agosto 2012

Giorno 20


Copenaghen-Haderslev, 20 agosto 2012

Copenaghen, purtroppo, non è una di quelle città che possiamo dire di aver veramente vissuto, ma certamente possiamo dire di averla almeno “camminata” un bel po’. Le circostanze di viaggio ci portano infatti ad optare per un giro nottetempo della capitale danese. Il cielo è coperto e senza le stelle, le strade sono pressappoco vuote. Ogni tanto qualche losco figuro dall’andatura incerta ci passa accanto portandosi dietro pesanti zaffate in grado di farci sentire miracolosamente profumati. Attraversiamo la città dalla stazione centrale fino alla celebre Christiana in cui, però, visto l’orario, non osiamo entrare. Seduti in una piazza veniamo anche inaspettatamente importunati da due ragazze del posto completamente ubriache, Namya e Felizian, che più tardi ritroveremo sdraiate per strada ad urlarsi contro in preda al più profondo dei deliri. Concludiamo la lunga passeggiata tornando al punto di partenza dopo un paio d’ore. Ci sdraiamo finalmente su una banchina della stazione ad aspettare l’alba. Il sole sorge e porta con sé l’improvvisa consapevolezza che oggi è il grande giorno. La partita che avevamo deciso di vedere si gioca oggi ad Haderslev (Danimarca). Per nulla al mondo ce la saremmo persa. Un treno ci porta in poche ore alla stazione ferroviaria più vicina, Vojens. Il tragitto scorrerebbe in tranquillità, se non fosse che siamo costretti a cambiare per ben tre volte posto. Una volta arrivati dobbiamo aspettare un pullman e ne approfittiamo per mangiare qualcosa. Haderslev è una città molto piccola e modesta dove sembra regnare sovrana la pace. La prima sensazione che proviamo è il contrario di ciò che ci saremmo logicamente potuti aspettare. “Non c’è clima da partita” lamenta Il Nero. In effetti a qualche ora dal calcio c’inizio non vediamo nessuno che possa verosimilmente essere un tifoso di calcio. Niente colori della squadra, negozi tutti aperti e per giunta pieni di gente. Con netto anticipo, allora, decidiamo di recarci allo stadio per entrare in clima calcistico. Lì troviamo un vero e proprio circolo sportivo dotato di strutture per decine di sport. Stessa atmosfera del centro città..un giorno come tanti. Eppure la Superliga è l’equivalente danese della Serie A italiana! Perplessi aspettiamo l’inizio della gara. In campo la formazione di casa, il SonderjyskE, avrebbe affrontato la compagine dell’Odense nella quarta giornata di campionato. L’ingresso nella curva del SonderjyskE, che abbiamo scelto di sostenere, ci rivela un mondo che, abituati al calcio italiano, mai avremmo potuto nemmeno immaginare. La curva, comunicante con la bassa tribuna, è costituita da 7 alti gradoni e alle spalle dei tifosi una serie di chioschi vendono, oltre alle divise della squadra, panini preparati a vista su una griglia e caramelle di ogni tipo. Neanche i seggiolini della tribuna sono numerati e con l’avvicinarsi della partita vanno via via riempiendosi più di quanto ci aspettassimo. Al fischio iniziale possiamo senza dubbio dire che lo stadio fosse tutto esaurito, compresa la curva degli ospiti. “C’è tutta la città”, osserva Siso.  Ad attirare la nostra attenzione più della partita stessa, per la verità espressione di un livello calcistico decisamente basso, sono gli “ultras” del SonderjyskE. Non contano più di venti unità, attrezzati con bandiere, megafono e tamburo. Sembrano scappati da una qualche fantasiosa e originale commedia. C’è lo zoppo, il  gobbo, il nano, il baffuto, il pirata, il vecchio pazzo, la fanciulla, il lama, l’indiano, il ciccione..sono fantastici e ci aiutano a metabolizzare le enormi differenze tra le nostre concezioni di “calcio”. La loro curva sembra una sagra di paese. Bambini corrono da tutte le parti, vestiti con le più disparate divise di calcio esistenti, come durante la ricreazione a scuola. Tutti ridono e scherzano serenamente. Eppure cantano, tifano e soffrono, molte le mani nei capelli visibili al momento del doppio vantaggio dell’Odense. 

La percezione che hanno del calcio è fondamentalmente quella di un semplice gioco. Quasi inconcepibile per due malati di pallone come noi. Al termine dei 90 minuti il SonderjyskE perde 2 a 1 nonostante il talento cristallino di Quincy Antipas, centravanti classe ’84 dello Zimbabwe. Mai una gioia. Torniamo rapidamente in città per cenare, troviamo le vie così vive nel pomeriggio totalmente sgombre, a conferma del fatto che tutti gli abitanti fossero allo stadio. Mangiamo quanto possibile, per evitare di patire troppo quell’infame appetito notturno ormai ben troppo familiare.
Troviamo un approssimativo riparo dal freddo e dai moscerini vicino alla chiusa stazione dei pullman. Il nostro partirà alle 5:43. L’asfalto è di nuovo il più dolce dei materassi.

Andrea e Silvano

giovedì 23 agosto 2012

Giorno 19


Stoccolma-Copenaghen, 19 agosto 2012

La colazione, che meraviglia. Passiamo quasi due ore a mangiare. Approfittiamo anche della distrazione delle cameriere per portarci via 4 panini ben farciti per la giornata. Solo dopo esserci lavati e vestiti, ci decidiamo ad affrontare un problema che troppo a lungo abbiamo volutamente taciuto: non abbiamo corone sufficienti per tornare a Stoccolma col treno. Che fare? Le opzioni sono poche: ci avviamo a piedi, zaini in spalla. La strada è lunga, non abbiamo cartine utili. Saggiamente, decidiamo di seguire la pista ciclabile parallela ai binari. La Provvidenza, già generosa con la colazione, altre due volte ci bacia questa mattina. Prima ci fa trovare uno sgangherato carrellino arrugginito con cui riusciamo con ingegno e corda a trasportare gli zaini, alleggerendo non poco le spalle. Lo chiamiamo Ciuffo. Dopodiché, ci fa trovare il bigliettaio più buono dell’intero sistema dei trasporti scandinavi. Giunti inesorabilmente ad un punto morto della pista ciclabile, infatti, proviamo a prendere la metro sperando di poter pagare con la carta. Chiaramente, non si può, ma il baffuto bigliettaio si commuove e ci fa passare senza aver pagato, mettendoci subito in guardia che in caso di controllore sarebbero stati 1200 corone di multa a testa. Scavalchiamo i tornelli ringraziando in tutte le lingue del mondo. Di controllori neanche l’ombra. Abbiamo fottuto il sistema (per la seconda volta se si contano i panini preparati a colazione)!
In stazione ci aspetta la prima sola della giornata: le cassette di sicurezza sono tutte maledettamente occupate, e siamo condannati a girare la città con gli zaini in spalla. Quanto ci manca Ciuffo…
Stoccolma è una metropoli. La prima vera grande città che troviamo in Scandinavia. La camminiamo il più possibile, ammirandone i tetti neri, le alte costruzioni in mattoni rossi e le viuzze piene di bar e negozi del centro. 

Proprio in una di queste vie decidiamo di rifiatare un po’, comodamente seduti per terra. All’improvviso, nel vociare confuso dei passanti si distingue un chiaro accento toscano: “C’avevamo quasi rinunciato!”.
Alziamo lo sguardo increduli: Levante e Caterina!!! Le nostre strade si erano incrociate l’ultima volta a Oulu e le possibilità che ciò accadesse per la terza volta rasentavano lo zero. Invece eccoli là, belli come il sole! Finalmente procediamo con le presentazioni ufficiali, si chiamano Daniele e Giulia. Facciamo due chiacchiere come se fossimo amici di vecchia data, prima di separarci di nuovo.
Levante e Caterina... “Assurdo”, continuiamo a ripeterci, “ma bellissimo!”.
Il giro di Stoccolma si conclude relativamente presto: il nostro treno per Copenaghen parte alle 18. Saliamo su un vagone qualsiasi della seconda classe non sapendo, anche se il sospetto c’era in qualche modo venuto, che la prenotazione del posto a sedere (e quindi il pagamento di un supplemento) è in questa occasione obbligatoria e siamo costretti a pagare direttamente al controllore. La giornata si conclude con l’arrivo in nottata a Copenaghen. Per fortuna il deposito è ancora aperto e abbiamo la possibilità di liberarci dei grossi zaini.
Poi si parte: Copenaghen by night.

Andrea e Silvano