Visualizzazione post con etichetta Finlandia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Finlandia. Mostra tutti i post

martedì 14 agosto 2012

Giorno 10


Honningsvag-Knivskjellodden, 10 agosto 2012

Il 10 agosto comincia proprio come fanno tutti quei  giorni che saranno in qualche modo diversi dagli altri, ovvero in modo assolutamente identico a tutti i giorni ordinari e banali. Ad Honningsvag passiamo l’ennesima notte senza mai vedere un vero e proprio tramonto. Il sole, però, sembra cambiato rispetto a ieri, decisamente meno caldo. Giornata perfetta per l’avventura a lungo programmata. La colazione è volutamente spartana, l’abbigliamento quasi militare. Senza volerlo siamo vestiti in modo pressoché uguale: pantaloni da trekking neri e quella bella felpa descritta nel precedente post. Siamo determinati più che mai e nulla è in grado di fermarci. Vogliamo raggiungere il punto più settentrionale d’Europa, quello vero. La puntualizzazione, a prima vista perfettamente inutile, serve in realtà a fare un fondamentale distinguo. Esistono due “versioni” del punto in questioni, una falsa e una vera, una da turisti e una da viaggiatori. La prima è conosciuta a tutti come Nordkapp. Capo Nord (in italiano) viene venduto, per giunta a prezzi esorbitanti, ai turisti da generazioni. Un comodo e caldo pullman li scorta fino ad un parcheggio, antistante quella che altro non è se non una trappola per famiglie in vacanza, costruita per spremere il più possibile i loro portafogli. Nulla da dire circa il panorama che il promontorio di Nordkapp offre, sicuramente suggestivo, ma a noi le cose finte non sono mai piaciute. Questo infatti, non è il vero punto più a nord d’Europa. Un po’ più su e poco più ad ovest si trova il promontorio di Knivskjelloden ed ecco spiegato l’inghippo. Capo Nord è il punto più settentrionale del nostro continente che sia raggiunto da una strada asfaltata. C’è una bella differenza. Con tutto il rispetto per chi non ci capisce, a noi non piace essere presi per il culo. Sicuramente, anche solo a livello logistico, l’alto e chiuso promontorio di Nordkapp più si prestava alla trasformazione in polo turistico, vista la conformazione degli scogli Knivskjellodden, ma rimane il fatto che preferiamo i limiti imposti dal mare a quelli imposti dalle esigenze economiche (benché razionalmente comprensibili) o dalla comodità/pigrizia.
Nella migliore delle ipotesi prenderemo un pullman per Capo Nord e chiederemo all’autista di lasciarci all’inizio del sentiero per Knivskjellodden. Presto ci rendiamo conto per l’ennesima volta che la migliore delle ipotesi è anche la meno probabile a verificarsi. Il pullman costa troppo: 120 euro sono davvero un furto. Tuttavia, visto che abbiamo deciso di non farci imporre i limiti dal vil denaro ci sembra profondamente sbagliato rinunciare proprio adesso. Bastano un paio d’occhiate tra vecchi amici e la decisione è presa: autostop. Zaini in spalla, percorriamo la strada che porta fuori città fino ad arrivare al cartello fatale: Nordkapp 31 km. I pollici si alzano innumerevoli volte, Il Nero sfodera la sua migliore faccia da angelo e Siso il suo sorriso da pubblicità della Vivident. Presto costretti a spogliarci della felpa per il caldo, insistiamo ostinatamente. Una Saab 95, alla fine, accosta. Sono un ragazzo finlandese, Matti o qualcosa di simile, e una ragazza sudcoreana di cui non capiamo assolutamente il nome. Chiacchiere e domande di rito durante il breve tragitto. Fieri del nostro successo insperato, ci facciamo lasciare all’imbocco del lungo sentiero.


La strada da fare è lunga 9 kilometri. La particolarità del percorso (oltre alla costante presenza di qualche elegantissima renna)  consiste nel fatto che percorrendolo sembra presto di trovarsi all’interno di un videogioco, in cui la difficoltà aumenta gradualmente e sempre nuovi ostacoli compaiono lungo il cammino. L’inizio, infatti, è pianeggiante e, nonostante qualche sasso in cui si rischia di inciampare, privo di particolari impedimenti . Ogni tanto ci troviamo a dover attraversare dei piccoli torrenti che a valle confluiscono in laghi più o meno grandi. Lentamente i sassi sotto i nostri piedi si moltiplicano e riuscire a camminare sulla nuda terra o su una zolla d’erba diventa una sorta di raro lusso. La pianura diventa una leggera discesa e nei pressi di un piccolo specchio d’acqua decidiamo di riposarci un po’. Le zanzare, però, rompono l’incanto e ci costringono a proseguire. Il pendio diventa sempre più ripido, i sassi, ormai più grandi e scomodi, lasciano qua e là spazio a paludi e acquitrini che ci costringono a camminare nel fango.  Terminata la discesa ci fermiamo su rocce piatte e larghe, su cui mangiamo delle ottime sardine in scatola. Salutiamo un simpatico norvegese sulla cinquantina che ci supera e riposiamo un po’ le spalle, gravate dal notevole peso degli zaini. Andando avanti il cammino si fa in salita nel punto i cui gira intorno ad una collina. Voltato l’angolo, ci si presenta un terreno totalmente diverso da quello visto finora. Percorriamo una ripidissima e fangosa discesa che ci porta di nuovo al livello del mare, in una insenatura protetta a destra dal verde promontorio che abbiamo appena superato e a sinistra da un’alta parete di roccia, in più punti franata. A est, non molto lontano, scorgiamo la struttura di Capo Nord, e simbolicamente mandiamo a fanculo la civiltà. Il sentiero prosegue sui ripidi scogli ai piedi del muro di roccia bianca alla nostra sinistra. Ci arrampichiamo non senza difficoltà, rischiando più volte di cadere soprattutto a causa degli zaini. Stanchi, sporchi e doloranti ci trasciniamo sugli scogli fino a raggiungere la faccia nord del promontorio: Knivskjellodden. Siamo arrivati. Ce l’abbiamo fatta. Salendo di poco sul pendio, troviamo una zona adatta e decidiamo di piantare la tenda per la notte. La vista è incredibile. Tra noi e il polo niente. Pochi metri dietro di noi corrono renne e lepri, davanti a noi gabbiani e delfini si uniscono in un’unica grande danza che segue il ritmo incessante del mare. Ci uniamo alla danza e, sul bordo dello scoglio più vicino al polo, brindiamo alla vita, con le due birre più a nord d’Europa.


"Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perche dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiche abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente."

Andrea e Silvano 

Giorno 9

Rovaniemi-Honningsvag, 9 agosto 2012

Il nono giorno di viaggio comincia con la consapevolezza che trascorreremo tanto, davvero tanto tempo in Pullman. Vogliamo arrivare a Honningsvag (Norvegia), prima tappa dell'ultima parte della spedizione verso il nord. A colazione, coccolati dalla familiarità della proprietaria, scopriamo che l'unico pullman utile parte dopo poche ore, alle 11:45! Acceleriamo quel che basta le manovre di sgombero della stanza e, dopo aver lasciato gli zaini nel deposito dell'Ostello, ci dirigiamo in città: ci sono tre cose fondamentali da fare prima di partire.
Numero 1: la Coltelleria. Leggendo sulla guida scopriamo di un'antica fabbrica di coltelli adibita ora a museo/negozio. E che non ci vai?! Curiosiamo un po' qua e là, prima di comprare le nostre lame Marttiini, tipiche del luogo. Approfittiamo anche della possibilità di incidervi sopra una o due parole. "Siso" e "Il Nero", manco a dirlo.
Numero 2: il tourist info. Non tanto per scoprire come si comprano e quanto costano i biglietti del pullman, quanto piuttosto per comprare una maglietta per Siso, che non descriveremo per la
volontà del suddetto di tenerla come "Sorpresa di Natale".
Numero 3: spesa da sopravvivenza. Ci riforniamo il più possibile di scatolame per l'ormai prossima avventura nordica. Sardine, carne e roba indefinibile senza glutine. Dio c'aiuti.
Il pullman arriva e parte puntuale, eccoci di nuovo sulla strada. Impiegheremo circa 11 bellissime ore che passiamo perlopiù leggendo (che bravi!). Più saliamo, più il pullman si va svuotando. Alla fine rimaniamo in quattro, e non possiamo fare a meno di compatire tutte le persone scese prima di noi: dal finestrino ammiriamo panorami sempre diversi, dai verdi boschi alle montagne, dai laghi al mare. Ogni tanto qualche renna attraversa la strada senza guardare, e l'autista (un pazzo col riporto) è costretto a brusche frenate. Gli alberi d'un tratto scompaiono: è il segnale che siamo arrivati. Scendiamo con le gambe un tantino indolenzite, ma la giornata non è ancora finita. Dove dormiamo? Il campeggio libero è consentito a 150 metri minimo dal centro abitato, quindi ci arrampichiamo su un vicino pendio. Piantiamo la tenda, infine, con una vista magnifica sul mare e su Honningsvag.
Tutti a nanna ora, che domani c'è da camminare!

Verso l'infinito e oltre!

Andrea e Silvano

Giorno 8

Oulu-Rovaniemi, 8 agosto 2012

La notte in cottage trascorre meravigliosamente, nonostante la bassa temperatura, e non poteva che essere così. Ci svegliamo pieni di energia ed entusiasmo: oggi si va in Lapponia!
Colazione calda e doccia fredda, poi pronti a partire. Torniamo in città con il 17 (senza autista pazzo coi baffi, stavolta), diretti in stazione. Il meteo ci preoccupa. La giornata è ancora una volta uggiosa, il freddo ci spacca le mani e ci penetra le ossa. Decidiamo allora di entrare in un negozio che vende abbigliamento e accessori da sopravvivenza dove, senza comprare in fondo niente di che, spendiamo una fortuna. Cosa che si rivelerà più che mai utile, compriamo entrambi una felpa in grado di coprire tutto il corpo dalla vita in su eccetto gli occhi e le dita delle mani. Siso compra anche una posata incredibilmente brutta, ma molto funzionale, che è al tempo stesso forchetta, coltello e cucchiaio. Un forchiucchiello, insomma.
Così equipaggiati, continuiamo ad attraversare Oulu. Dopo la solita spesa inspiegabilmente troppo costosa (1 litro d'acqua= 2,50 fottuti euro), arriviamo in stazione. Il nostro treno è prossimo a partire e, una volta saliti, pranziamo al calduccio del vagone. 
Arriviamo a Rovaniemi nel tardo pomeriggio, più o meno verso le 18. In cielo si rivede finalmente un timido sole, ma l'aria lappone non sembra risentirne. L'ostello che abbiamo scelto per la notte è vicinissimo alla stazione, ma trovarlo è stato più difficile del previsto visto che la segnaletica pare proprio messa a ca..so. 
Arriviamo alla GuestHouse Borealis, questo il nome della struttura, dopo un buon quarto d'ora. All'improvviso la giornata, e il viaggio, sembrano prendere una piega più interessante e simpatica: Siso si rende conto di aver lasciato soldi (tutti) e documenti (tutti) in treno, all'interno di una specie di marsupio Quechua. Abbandonato il pesante zaino al Nero, comincia la sua folle corsa. Arrivato al binario da cui eravamo poco prima scesi, però, si accorge che manca qualcosa: il treno. A un passo dal collasso e dalle lacrime chiede aiuto ad una bigliettaia gentile. Una funzionaria chiamata al telefono arriva placida in soccorso accompagnandolo al deposito dei vagoni. Dopo una ricerca disperata, il marsupio viene ritrovato in bagno. Con un sorriso a 64 denti e un tutto nuovo senso di responsabilità (mai vero!), Siso torna dal Nero e la compagnia è di nuovo riunita: grandi esultanze per il ritrovamento. CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! Con rinnovata fiducia nell'avvenire, entriamo nell'ostello. Ci accoglie una signora che vuole imparare l'italiano, e un'inverosimile quanto accogliente atmosfera familiare ci circonda all'improvviso. Dopo un piccolo momento di incertezza, la proprietaria trova una doppia disponibile per la notte. Lasciamo gli zaini e andiamo in città. 
Rovaniemi è la residenza ufficiale di Babbo Natale e, pertanto, è giusto che sia almeno un po' surreale. Il centro, infatti, ha una fisionomia tutta particolare dovuta alla geniale idea di un architetto di ricostruire le strade, dopo i bombardamenti della guerra, sul disegno delle corna di renna. Ora, voi avete presente le corna di renna? Ecco. 
Affascinati dalla particolare forma delle strade, cerchiamo un posto per mangiare dopo esserci resi conto che tutti i maledetti negozi chiudono alle 17. Ma che cosa fa la gente quassù? Dopo un giro di ricognizione, decidiamo che sarebbe stato divertente, a 8 km dal Napapiiri (Circolo Polare Artico), mangiare in un ristorante indiano gestito da filippini. Non una brutta cena, comunque, accompagnata dalle note melanconiche di "My heart will go on".

Prima di tornare in camera, compriamo qualche birra e brindiamo in riva al lago. Brindiamo alla Finlandia, ai suoi paesaggi, alle sue stranezze e alle sue cassiere.
Questa è l'ultima notte in terra finnica: domani ci aspetta il lunghissimo pullman per Honningsvag.

"E' sotto i raggi del sole che si vede la polvere." Proverbio finlandese

Andrea e Silvano


domenica 12 agosto 2012

Giorni 6-7

Savonlinna-Parikkala-Pieksamaki-Kuopio-Kajaani-Oulu, 6-7 agosto 2012


Il risveglio a Savonlinna è di quelli belli: la dolce Heidi sta preparando la colazione per i suoi ospiti italiani! Raccattiamo le nostre cose e cerchiamo dentro di noi l'energia sufficiente a sopravvivere un altro giorno. La notte brava ci ha davvero tagliato le gambe. "La sera leoni, la mattina..."
Poco importa, caffè caldo giù per la gola e acqua fredda buttata in faccia. Siamo sempre leoni.
Decidiamo di passare anche la mattinata con Heidi e Jenna e quindi le accompagniamo nella loro scuola (hanno perso un anno) dove devono compilare dei documenti o roba del genere, ma solo dopo essersi raccomandate con noi di non dire le parolacce finlandesi che ci hanno insegnato. Quello che dovrebbe essere un liceo ci appare in realtà come una scuola materna, ma, a quanto abbiamo capito, è una sorta di istituto artistico alternativo. Perplessi, incuriositi, ma soprattutto affamati raccogliamo il loro invito a pranzare in un ristorante sedicente Italiano: "Capero". Come sempre accade c'è poco di veramente italiano (la pizza romana, secondo loro, si fa con ananas e paprika), ma tutto sommato mangiamo bene. Ci voleva.
Heidi deve andare a lavoro (a salvare altri italiani, probabilmente), quindi torniamo nel suo appartamento e, prese le ultime cose, la salutiamo con un abbraccio di gruppo. Jenna ci accompagna fino al treno e fa anche un paio di fermate con noi, sta andando a prendere il suo furetto dai genitori. Meraviglioso.
Da qui comincia un'incredibile odissea sui treni finnici. Sono le 15. Abbiamo 'perso' un giorno sulla tabella di marcia, quindi dobbiamo sacrificare Kuopio, prossima tappa: Oulu. Il primo treno, da Savonlinna ci porta a Parikkala in poco più di un'ora. Una volta lì, la Provvidenza ci assiste ancora. Una controllora, spinta sicuramente da profondo istinto materno, ci accompagna al prossimo treno. Dobbiamo scendere a Pieksamaki, dice. Seguiamo le sue istruzioni da bravi bambini e arriviamo nel tardo pomeriggio a destinazione. Pochi minuti dopo, siamo già su un altro treno, diretti a Kuopio. Per le 22 arriviamo nella città che avrebbe secondo i piani (ahahahah) ospitarci per una intera notte. Abbiamo un'ora e mezza prima che parta il prossimo. Dopo aver accidentalmente rotto una cassetta di sicurezza della stazione, ci addentriamo nelle strade alla ricerca disperata di cibo. Ancora una volta il fato ci sorride. Un supermercato Siwa appare come una divinità dopo vane peregrinazioni: chiude a mezzanotte. Ecco una grande cosa che l'InterRail ci ha insegnato: persevera anche nei momenti più drammatici che prima o poi un Siwa aperto lo trovi.
Consumiamo una stomachevole (è il caso di dirlo) cena prima di salire sul treno che ci porterà a Kajaani, ultima tappa prima di Oulu.


La raggiungiamo in un paio d'ore, già segretamente consapevoli di ciò che sarebbe successo. Il primo treno utile parte alle 6 di mattina. Pazienza, le scale della stazione chiusa sono un letto più che sufficiente. I sacchi a pelo a mo di coperta ci riparano dal freddo e le ore passano. Il risveglio è di quelli fantastici. La stazione deve aprire alle 5 e noi siamo d'intralcio. Approfittiamo della cosa, però, e ci trasferiamo all'interno, per dormire almeno un'oretta scarsa a una temperatura superiore allo zero.
Alla fine il treno arriva e l'evoluzione dei nostri letti, cominciata dalle scale e proseguita con le panchine, passa a un livello ulteriore di comfort: i sedili. Dormiamo così bene che deve svegliarci il controllore una volta arrivati. Stavamo sognando. Freschi come rose attraversiamo Oulu, diretti al Nallikari Camping. Dalla Kauppatori (piazza del mercato) una signora e una coppia ci indirizzano alla Kirkkokatu (via della chiesa) per prendere il bus 17. Piove, bene così. Il mezzo si fa attendere un pochino, ma la sorpresa che ci riserva ci ripaga dell'acqua presa: Levante e Caterina scendono alla nostra fermata!!! Possiamo solo salutarli al volo, ma è stato bellissimo. Fare i biglietti si dimostra più difficile del previsto. L'autista è il classico svitato coi baffi. Non parla inglese e ci fissa blaterando qualcosa. Ride. "Ma che cazzo ti ridi?!" sbraita Il Nero, come al solito facilmente infastidito. Probabilmente ci stava dicendo che la direzione era sbagliata, ma alla fine si convince che farci salire è la cosa giusta e prendiamo posto. Stessa identica scena del treno, ma più inquietante: ci svegliamo già al campeggio, con l'autista che farfuglia qualcosa da sotto i baffi intento, braccia conserte, a fissarci chissà da quanto tempo. Possiamo solo sperare che almeno non ci abbia fatto foto, il matto. La pioggia insistente sconsiglia di piantare la tenda e allora optiamo per un Cottage, meno economico, ma più comodo e funzionale. Dio solo sa quanto abbiamo dormito. Tanto e bene. Finalmente recuperiamo le forze e ci rilassiamo un po'.
Verso le 18, risorti definitivamente, andiamo al Cafe Shop a fare la tradizionale ciocomerenda. Cè un computer utilizzabile gratis, o meglio, il prezzo che Siso paga è l'imposizione del Diario di Facebook, cui per molto tempo era scampato. Compriamo qualcosa per la cena e andiamo nella cucina del campo. Pasta al tonno alla nostra maniera: e come va! In serata giusto il tempo di leggere qualcosa e cazzeggiare un po', poi crolliamo di nuovo.

Agli occhi di molti, i giorni descritti in questo diario sembreranno sprecati, buttati. Ci permettiamo di non essere d'accordo. Oltre ad aver potuto ammirare i panorami mozzafiato che hanno fatto da sfondo pressoché ininterrottamente ai percorsi in treno, possiamo sicuramente dire di aver vissuto davvero (e non da turisti) la Finalndia e le sue strade.



"Quando gli racconto di aver fatto tutto il viaggio in un giorno solo si meravigliano, e uno mi chiede: 'Ma così che cosa vedi?'. Una domanda che resta senza risposta perchè è retorica, e non prevede nessuna risposta, perchè è vero, cosa vedo io, perlomeno non mi nutro allo stesso modo dei turisti e mi sembra strano guardare i dépliant pubblicitari [...]. No, non è così che si conosce un paese, una forma e interpretazione della vita, quello è solo la lussuosa coperta, la sua anima si trova nei malati dell'ospedale, in chi sta al commissariato e nel pedone ansioso con cui si entra in confidenza, mentre il Rio Grande giù in fondo mostra il suo alveo turbolento. Ma tutto ciò è lungo da spiegare e non so nemmeno se verrebbe realmente compreso."
Ernesto Guevara de la Serna


Andrea e Silvano

mercoledì 8 agosto 2012

Giorno 5


Savonlinna, 5 agosto 2012

Come già avevamo appreso ad Amsterdam durante lo scorso InterRail, anche un letto striminzito e duro può diventare il migliore del mondo se è il primo su cui ti sdrai dopo svariate notti. Incredibile come ciò che diamo per scontato nella vita di ogni giorno possa trasformarsi in una sorta di raro privilegio. La notte nella Lake Star, dunque, trascorre divinamente e ci svegliamo cullati dall’ondeggio del nostro Hotel galleggiante.Approfittando della sporca cucina della nave, tentiamo di fare un caffè più o meno bevibile e, anche se il risultato non è dei migliori, abbiamo il piacere di condividerlo con Levante e Caterina.
L’idea è quella di affittare una barca e godersi una qualche spiaggetta amena. Raggiungiamo non senza difficoltà il campeggio a 6 km dal centro città, per poi scoprire con una certa delusione che affittano solo canoe, opzione per noi preclusa dall’ingombro degli zaini. Ci godiamo allora la natura passeggiando un’oretta nel bosco che circonda la struttura. Baciati dal sole e ogni tanto dalle zanzare, iniziamo presto ad avvertire i morsi della fame. Torniamo perciò sui nostri passi, ripercorrendo a ritroso la strada tra campeggio e città. Non dobbiamo camminare troppo prima di imbatterci nel “Siwa”, un dignitosissimo minimarket. Nulla di speciale: la solita spesa sociale. Al momento di pagare, facciamo due chiacchiere con la simpatica cassiera, una semplice ragazza dai capelli tinti rosso fuoco. Le classiche domande: di dove siete? dove andate? vi piace la Finlandia? Fin qui nulla di strano. Consumiamo il nostro pranzo freddo appena fuori dal negozio, e ci sdraiamo sul prato ad aspettare l’autobus 3 per tornare in città, dove il programma prevede di prendere il primo treno per Parikkala. Sotto il cielo di Savonlinna fa la sua comparsa una bizzarra figura d’uomo che ci offre una lattina di birra a testa ancor prima di presentarsi. E’ Harry, parla un inglese alcolico e dopo le domande di rito ci racconta dei suoi viaggi in Inghilterra, Germania e Italia. Onestamente, capiamo poco di quel che ci dice, ma tra un sorso e l’altro ci spiega come fare economia con le lattine di birra e come sedurre le donne finlandesi con la natura: “Nature is beautiful…after you!”
Solo la pioggia interrompe la nostra piacevole conversazione, e il nostro nuovo amico ci saluta con un “Viva l’Italia, viva Totti” prima di allontanarsi. Ci ripariamo accanto al minimarket…l’attesa ci ha fatto venire fame. E’ quella che amiamo chiamare Ciocoemergenza. Il Nero,allora, entra per comprare qualcosa da mangiare e scambia ancora qualche parola con la cassiera che mostra preoccupazione (compassione?) per il nostro incerto destino. Dopo qualche minuto, infatti, in pieno delirio crocerossino esce per offrirci asilo per la notte. Si presenta come Heidi e ci lascia il numero di telefono in caso di necessità. Destino vuole che il ritardo dell’autobus ci faccia perdere l’ultimo treno utile. Sconsolati, ma dopo tutto incuriositi dalla situazione, torniamo da Heidi, accettando la sua generosa offerta. Aspettiamo buoni buoni le 18 ora in cui, alla fine del suo turno, il padre la viene a prendere. L’uomo, di nome Markku, non si fa attendere molto. Lui sa che dormiremo a casa di sua figlia e, non conoscendo l’inglese, ci invita a fare i bravi con un semplice quanto spaventoso sguardo. Heidi vive con un’amica, Jenna, nel centro di Savonlinna in un piccolo quanto incasinato appartamento. Scopriamo anche che è il suo diciannovesimo compleanno e, ovviamente, siamo ben contenti di festeggiarlo con lei e le sue amiche. Abbiamo modo di conoscere meglio l’atmosfera finlandese. Ci fa sentire un po’ di musica tradizionale locale e notiamo che casa sua, come tutto il resto del paese, brulica di Mumin, bizzarri personaggi dell’opera di Tove Jansson: tipo la Dante Alighieri scandinava. Tanto per non farsi mancare nulla, Heidi ha due Cincillà: Prince e Cookies.

In serata arrivano Minna (sul serio, si chiama davvero così) ed Elli, tra le poche amiche della festeggiata rimaste in città durante le vacanze. La festa comincia nella famosa Olutravintola Sillansuu, birreria molto ben fornita. I brindisi si sprecano. Poco dopo ci raggiunge anche Hilma e la compagnia si allarga. Muoviamo dopo qualche birra all’Happy Time, locale che permette ai propri clienti di giocare a Bingo. Indovinate quanto abbiamo vinto…assolutamente niente! Nel frattempo si è unita a noi anche la coinquilina di Heidi, Jenna e il gruppo è definitivamente formato. Dopo una rapida visita a un terzo locale, torniamo a casa. Un ultimo giro viene offerto dalla festeggiata e poi tutti a nanna, dopo una giornata che nella sua atipicità è stata quella che più di tutte ci ha mostrato la vera Finlandia.

P.S. I particolari più scabrosi della serata sono riservati alle conversazioni private.



 Se non fosse per gli ospiti, ogni casa sarebbe una tomba...

Andrea e Silvano