Monaco, 17 agosto 2014
A Monaco tutto si ferma, il passato e il futuro si ritraggono lasciando il posto ad un eterno presente, un eterno hic et nunc. A Monaco tutto svanisce, i monasteri ortodossi e i minareti turchi, le donne rumene e quelle francesi. Nulla di tutto questo esiste più: a Monaco c'è solo Monaco.
Uscire dalla Hauptbhanhof (la Stazione Centrale) racchiude in sé una misteriosa duplice magia, come di uscita dal grembo materno e al tempo stesso ritorno al nido, al monte, all'essenza.
La Baviera ci accoglie bene, è una bella domenica di sole e presto capiamo che non a caso siamo capitati qui in un giorno festivo. Due delle nostre tre tappe fisse, il negozio di giocattoli e l'immensa libreria, sono chiuse (la terza, l'Hofbrauhaus, non chiude mai) e questo ci dà più tempo del solito per girare la città. Le ultime due volte a Monaco, infatti, ci hanno permesso di vedere ben poco.
Passeggiamo fino all'enorme giardino inglese, dove centinaia di famiglie trascorrono la domenica, tra gruppi di ragazzi che lanciano frisbee, gruppi multietnici che suonano musiche tribali, e persino decine di uomini di mezza età completamente nudi. Il prato è attraversato da un corso d'acqua che seguiamo fino all'estremità opposta. Qui, ai piedi di una specie di pagoda, tavoli e tavoli pieni di carne, bretzel e birra. Ne approfittiamo per bere qualcosa e dividerci un bretzel, accompagnati dalla musica suonata da un gruppo in cima alla pagoda. Tutto intorno a noi sa di vita, compreso il tavolo di tedesche ultrasettantenni accanto al nostro.
Camminando ad un metro da terra, percorriamo una via alternativa per tornare indietro, fermandoci come molti altri ad ascoltare la musica tribale. Il ritmo incalzante delle percussioni arrangiate ispira anziane e giovani bellezze al ballo più sfrenato.
Dobbiamo mangiare presto e dunque facciamo rotta verso la zona dell'Hofbrauhaus, con una piccola deviazione per Odeonsplatz. Ci imbattiamo, attraversando un parchetto, in un tempietto circolare adibito a pista ad ballo, dove coppie di ogni età si lanciano in incredibili performance danzanti. La musica, i colori e persino le acconciature ci danno in qualche modo la sensazione di essere tornati indietro nel tempo, e per un po' ci lasciamo trasportare dal sogno...
Non vi è modo, né in questa né in altre lingue, di descrivere la cena che ci godiamo. Il menù, però, è sempre lo stesso: stinco di maiale, bretzel e litro di birra. Deve essere così che si nutrono gli dei. Un solo elemento di disturbo riesce, per un minuscolo istante, a rompere l'incanto ravvivando forte in noi il desiderio dello schiaffo e del pugno. Una comitiva italiana dall'accento lombardo ci si siede accanto, chiedendoci di aiutarla nella traduzione del menù dal tedesco. Aiuto che neghiamo loro categoricamente quando la bionda signora seduta vicino a Siso domanda: "C'è la cotoletta alla milanese?"
Per fortuna si spostano poco dopo, riunendosi al resto della loro degenerata compagnia.
Sfamati e contenti facciamo un giro di Monaco al chiaro di luna, ribadendo ad ogni passo la nostra ferma volontà di dedicarle nel prossimo futuro ben più che una semplice giornata.
Tornando in stazione ci fermiamo ad assistere all'esibizione di un artista di strada in grado di alternare performance canore di livello a spassose gag in lingua inglese, costituite perlopiù da insulti "razzisti" legati alle diverse nazionalità del pubblico presente.
In stazione viviamo l'ultima (dis)avventura del viaggio. Arriviamo praticamente un secondo prima che parta il nostro treno per Venezia, appena in tempo per scoprire che avremmo dovuto pagare qualche euro per riservarci il posto. I vagoni sono tutti pieni, e i controllori non fanno strappi alle regole. Di per sè non sarebbe un gran problema, se non fosse che abbiamo da giorni preso appuntamento a Venezia con Morgan che, col sistema BlaBlaCar, ci porterà a Roma in macchina.
Ecco allora che le nostre giovani menti, ormai avvezze a districarsi in simili spinose situazioni, si mettono in moto per incastrare treni, autobus, carrozze, monopattini, skilift e deltaplani di mezza Europa. Non è mangiando fettine panate che siamo cresciuti, ed ecco che tutto si sistema esattamente al posto giusto: in fondo alla notte vediamo Venezia.
Siamo arrivati alla fine anche questa volta. Abbiamo resistito due lunghi anni lontani dalle stazioni e dall'asfalto dell'Europa ed ora che tutto sta finendo sentiamo già la spinta verso la prossima partenza. E' giusto, però, lo sentiamo, tornare a casa adesso. Tornare per dare il tempo al corpo e agli occhi di assimilare le meraviglie viste, i segreti svelati, le verità apprese e anche i dubbi sorti.
Dal viaggio si torna più ricchi, in qualche misura più esperti delle cose del mondo, e soprattutto più consapevoli. Fuori dai cuscini delle nostre stanze c'è tutta una realtà in cui un bicchiere d'acqua vale più di qualunque cosa, in cui l'ultimo dei disperati diventa il primo se non l'unico a cui affidarsi, in cui la notte fa freddo anche se è agosto.
La notte...
E' lei la nostra compagna più fedele, in ogni anfratto del globo seduta ad aspettarci, dietro l'angolo o dietro la montagna. Dolce e cruda, sbronza e placida.
Ora sì, ora lo sappiamo: qualunque sia la destinazione, qualunque sia il mezzo di trasporto, qualunque somma tu abbia in tasca o sogni in testa, il viaggio è sempre diretto al termine della notte.
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giovedì 21 agosto 2014
Giorno 21
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mercoledì 20 agosto 2014
Giorno 20
Fiume, 16 agosto 2014
Fiume è l'ultima fermata prima di arrivare a Monaco, tappa sacra dell'InterRail come già vi abbiamo raccontato. La giriamo sospinti dal vento, stanchi all'inverosimile e infreddoliti da fame e stanchezza.
La città non ci piace granché e il fatto che al mercato non ci regalino del cibo come a Spalato non migliora di certo la nostra opinione. Nemmeno il castello offre particolari emozioni e i 560 scalini che percorriamo per raggiungerlo sono di gran lunga più affascinanti del panorama che da lassù si ammira.
Il Korzo (corso), ad ogni modo, si lascia piacevolmente camminare, e le montagne alle spalle della città offrono qualche scorcio da cartolina.
Il Korzo (corso), ad ogni modo, si lascia piacevolmente camminare, e le montagne alle spalle della città offrono qualche scorcio da cartolina.
Già delusi dalla mediocrità di Fiume, diamo il colpo di grazia alla giornata contando i pochi soldi croati che ci sono rimasti.
Abbiamo un "Fondo Monaco", intoccabile, che significa stinco di maiale e litro di birra. Un secondo fondo, il "Fondo Morgan", ci servirà per il rientro a Roma.
In soldi croati abbiamo l'equivalente di una decina di euro da farci bastare, in due, per pranzo e cena. Unica luce: il boccione da 5 litri, battezzato con il nome di Voda, ormai svuotato dell'acqua distillata finita a Spalato e riempito ad una (stavolta affidabile) fontanella. Se non altro, sembra che anche oggi non saremo tentati di entrare nelle chiese per dissetarci con l'acqua santa.
Passiamo il pomeriggio a pensare come sfruttare al meglio il denaro rimasto, rimproverandoci gli inutili vezzi dei giorni precedenti. All'improvviso Fiume si trasforma in Christiania di Knut Hamsun, l'Oslo del capolavoro "Fame", e il tempo sembra dilatarsi all'inverosimile mentre sentiamo lo stomaco contorcersi al ritmo incessante di gorgoglii imploranti.
Passiamo il pomeriggio a pensare come sfruttare al meglio il denaro rimasto, rimproverandoci gli inutili vezzi dei giorni precedenti. All'improvviso Fiume si trasforma in Christiania di Knut Hamsun, l'Oslo del capolavoro "Fame", e il tempo sembra dilatarsi all'inverosimile mentre sentiamo lo stomaco contorcersi al ritmo incessante di gorgoglii imploranti.
Sul far della sera, un Siso un po' John Nash e un po' Cristo riesce ad incastrare le poche monete rimaste in una cena miracolosa che ci rimette al mondo.
Siamo pronti e carichi per la notte che, secondo le nostre fonti, passerà per intero su un curioso treno che da Fiume arriva fino a Monaco. C'è fonte e fonte, però, e la nostra non si rivela così affidabile.
Dopo poche ore di viaggio ci fanno scendere dal treno: siamo in Austria. Davanti a noi, sul binario più vicino, sul fianco di un treno leggiamo la scritta "Munchen Hbf". La seguiamo simili a mosche in picchiata su una lampadina e, come tali, ci schiantiamo. Non sul vetro, ma su una schiera di mini-austriaci pelati dalla faccia cattiva che sentenziano con un sorriso beffardo. "No reservation, no place!"
Facciamo i conti con la realtà, pronti ad attraversare lo stesso inferno pur di arrivare in Baviera. Ci rendiamo conto di essere a Villach, la città di Lena e Selina, e non possiamo fare a meno di notare che il Karma, se esiste, ha un fottuto senso dell'umorismo. Insieme ad una piuttosto ampia compagnia di sbandati come noi, ci troviamo a cercare di prendere sonno con la testa sugli zaini e la schiena sul pavimento della stazione.
Nota per i lettori: in Austria, di notte, anche ad agosto fa un freddo porco.
Il nostro treno parte alle 7, ma alle 5 siamo già, o ancora, in piedi (in particolare Andrea, svegliato di colpo da un incubo: "Siso mortacci tua, ho sognato che mi perdevi lo zaino!").
Al piano di sotto della stazione, una specie di pub fa orario continuato. Fa caldo, servono birra, e c'è un tavolo pieno di squinzie: non sedersi sarebbe da sciocchi.
Facciamo colazione con birra e patatine mentre, sopra di noi, il cielo comincia a schiarirsi e il sole fa la sua comparsa sopra le montagne, puntuale come sempre, puntuale come il treno per Monaco.
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domenica 17 agosto 2014
Giorno 16
Vienna, 12 agosto 2014
Il nostro primo "ostello-mobile" parte per Monaco poco dopo la mezzanotte. Da quando il primo InterRail ci portò lì quasi per caso, la città bavarese si è trasformata nella nostra Mecca, la nostra unica tappa fissa: una casa al centro d'Europa. Anche durante questo InterRail verrà il suo tempo, ma non è questo il tempo. Non ci fermeremo che per una manciata di minuti, utili giusto a cambiare binario e far di nuovo rotta verso Vienna.
Le poltrone sono comode e condividiamo i posti con due ragazze spaventosamente silenziose. La notte si prospetta dolce e tutto, giunti quasi a destinazione, sembrava andare per il verso giusto. Sembrava...I cieli bavaresi, infatti, stavano per giocarci un brutto scherzo. Viviamo una bizzarra disavventura con la polizia locale che non stenteremmo a definire grottesca, se non fosse stata accompagnata da una serie di gratuiti insulti all'Italia, rivolti in particolare al sud. Gli rispondiamo come possiamo prima di salire sul treno in partenza per Vienna portando con noi, oltre agli zaini, una pesante carica di nervosismo, tremando di impotente rabbia. Rabbia rivolta non alla nostra amata città tedesca, bensì alle sue arroganti autorità di polizia (che peraltro fanno vacanze in Italia e vanno matte per il prosciutto di Parma).
Neanche a dirlo, sul nuovo treno dormiamo quasi niente, ma la conversazione ci rasserena gli animi, permettendoci di tornare nella capitale austriaca col sorriso. La "drittata", quindi, puó dirsi riuscita.
La sosta a Vienna è perlopiù dovuta all'esposizione, al Kunsthistorisches Museum, di una mostra dedicata ai "Padri d'Europa" Augusto e Carlo Magno.
Con gli zaini in spalla ed una leggera pioggia sulla testa, ci dirigiamo verso quella che crediamo essere la nostra meta. Ci accorgiamo di aver completamente cambiato direzione solo una volta arrivati a destinazione. Siamo al "Belvedere", dove sono esposte molte opere di Klimt, tra cui il celebre "Bacio". Valutiamo la possibilità di visitare la galleria, ma il prezzo esorbitante scoraggia presto la nostra curiosità artistica. Poi dal nulla la sorpresa. Una ragazza ci si avvicina porgendoci un paio di biglietti. Parla un inglese stentato e Andrea ne intuisce subito l'italianità (del resto, finora, avremo visto al massimo un paio di austriaci). Ci spiega che a lei e al suo ragazzo, all'entrata, non hanno strappato i biglietti e quindi voleva regalarli. Chi te ce manda...La ringraziamo ricordando la volta in cui, tre anni fa, regalammo ad un italiano un biglietto per la visita al Bernabeu che, consegnatoci per errore, ci avanzava. Casty entra a pagare col nostro fondo comune il terzo biglietto, ed ecco qua che il nostro castello crolla miseramente. Il biglietto appena acquistato ci sbatte in faccia la cruda realtà. Come possiamo aver creduto, anche solo per un momento, che un austriaco pagato per strappare biglietti potesse essersi scordato di strapparne ben due? È tutto molto triste, ma almeno riusciamo a farci rimborsare il biglietto pagato.
La pioggia aumenta, ma ci incamminiamo verso il museo che cercavamo in origine. Attraversiamo una lunga strada, e poi un'altra ancora che ci porta davanti all'Opera di Vienna. Facendo lo slalom tra butta-dentro vestiti all'ottocentesca, ci accorgiamo che per terra è riprodotta una vera e propria Walk of Fame di compositori. E' così che, romanticamente, ci troviamo a mangiare wurstel seduti tra Mahler e Strauss.
Saliamo ancora sul lungo viale finchè alla nostra sinistra non compare l'imponente complesso museale che stavamo cercando. La mostra sui Padri d'Europa è una parte molto ristretta delle cose che vediamo, dai quadri di Arcimboldo agli antichi orologi barocchi, da mummie egizie a ritratti degli imperatori austro-ungarici. Tuttavia, la stanza dedicata ad Augusto e Carlo Magno, con i suoi pochi ma incredibili oggetti (in particolare la Gemma Augustea), ci ha più di tutte le altre sale trasmesso uno strano senso di magnificenza, rispetto e grandezza. Non sappiamo dire quanto tempo abbiamo trascorso tra le sale del Kunsthistorisches Museum, ma uscendo abbiamo trovato lo stesso cielo plumbeo che ci aveva accompagnati fino all'ingresso.
Prima di tornare in stazione ci fermiamo in una pasticceria italiana dove Casty e Siso prendono la Sacher, mentre Andrea verte sul più classico dei gelati.
Arriviamo alla stazione appena in tempo per scampare ad un violento acquazzone. Andrea e Siso si concedono una cena nostalgica mangiando la stessa pasta finto-italiana provata nel viaggio di ritorno del secondo InterRail.
Ricarichiamo cellulari ed energie dopo una giornata più stancante di quanto si possa immaginare leggendo queste poche righe.
Il treno per Ljubljana parte puntuale, del resto siamo in Austria e nessuno sul lavoro cede alla negligenza: nè gli imbianchini, nè gli strappabiglietti, nè gli impiegati delle ferrovie.
Il nostro primo "ostello-mobile" parte per Monaco poco dopo la mezzanotte. Da quando il primo InterRail ci portò lì quasi per caso, la città bavarese si è trasformata nella nostra Mecca, la nostra unica tappa fissa: una casa al centro d'Europa. Anche durante questo InterRail verrà il suo tempo, ma non è questo il tempo. Non ci fermeremo che per una manciata di minuti, utili giusto a cambiare binario e far di nuovo rotta verso Vienna.
Le poltrone sono comode e condividiamo i posti con due ragazze spaventosamente silenziose. La notte si prospetta dolce e tutto, giunti quasi a destinazione, sembrava andare per il verso giusto. Sembrava...I cieli bavaresi, infatti, stavano per giocarci un brutto scherzo. Viviamo una bizzarra disavventura con la polizia locale che non stenteremmo a definire grottesca, se non fosse stata accompagnata da una serie di gratuiti insulti all'Italia, rivolti in particolare al sud. Gli rispondiamo come possiamo prima di salire sul treno in partenza per Vienna portando con noi, oltre agli zaini, una pesante carica di nervosismo, tremando di impotente rabbia. Rabbia rivolta non alla nostra amata città tedesca, bensì alle sue arroganti autorità di polizia (che peraltro fanno vacanze in Italia e vanno matte per il prosciutto di Parma).
Neanche a dirlo, sul nuovo treno dormiamo quasi niente, ma la conversazione ci rasserena gli animi, permettendoci di tornare nella capitale austriaca col sorriso. La "drittata", quindi, puó dirsi riuscita.
La sosta a Vienna è perlopiù dovuta all'esposizione, al Kunsthistorisches Museum, di una mostra dedicata ai "Padri d'Europa" Augusto e Carlo Magno.
Con gli zaini in spalla ed una leggera pioggia sulla testa, ci dirigiamo verso quella che crediamo essere la nostra meta. Ci accorgiamo di aver completamente cambiato direzione solo una volta arrivati a destinazione. Siamo al "Belvedere", dove sono esposte molte opere di Klimt, tra cui il celebre "Bacio". Valutiamo la possibilità di visitare la galleria, ma il prezzo esorbitante scoraggia presto la nostra curiosità artistica. Poi dal nulla la sorpresa. Una ragazza ci si avvicina porgendoci un paio di biglietti. Parla un inglese stentato e Andrea ne intuisce subito l'italianità (del resto, finora, avremo visto al massimo un paio di austriaci). Ci spiega che a lei e al suo ragazzo, all'entrata, non hanno strappato i biglietti e quindi voleva regalarli. Chi te ce manda...La ringraziamo ricordando la volta in cui, tre anni fa, regalammo ad un italiano un biglietto per la visita al Bernabeu che, consegnatoci per errore, ci avanzava. Casty entra a pagare col nostro fondo comune il terzo biglietto, ed ecco qua che il nostro castello crolla miseramente. Il biglietto appena acquistato ci sbatte in faccia la cruda realtà. Come possiamo aver creduto, anche solo per un momento, che un austriaco pagato per strappare biglietti potesse essersi scordato di strapparne ben due? È tutto molto triste, ma almeno riusciamo a farci rimborsare il biglietto pagato.
La pioggia aumenta, ma ci incamminiamo verso il museo che cercavamo in origine. Attraversiamo una lunga strada, e poi un'altra ancora che ci porta davanti all'Opera di Vienna. Facendo lo slalom tra butta-dentro vestiti all'ottocentesca, ci accorgiamo che per terra è riprodotta una vera e propria Walk of Fame di compositori. E' così che, romanticamente, ci troviamo a mangiare wurstel seduti tra Mahler e Strauss.
Saliamo ancora sul lungo viale finchè alla nostra sinistra non compare l'imponente complesso museale che stavamo cercando. La mostra sui Padri d'Europa è una parte molto ristretta delle cose che vediamo, dai quadri di Arcimboldo agli antichi orologi barocchi, da mummie egizie a ritratti degli imperatori austro-ungarici. Tuttavia, la stanza dedicata ad Augusto e Carlo Magno, con i suoi pochi ma incredibili oggetti (in particolare la Gemma Augustea), ci ha più di tutte le altre sale trasmesso uno strano senso di magnificenza, rispetto e grandezza. Non sappiamo dire quanto tempo abbiamo trascorso tra le sale del Kunsthistorisches Museum, ma uscendo abbiamo trovato lo stesso cielo plumbeo che ci aveva accompagnati fino all'ingresso.
Prima di tornare in stazione ci fermiamo in una pasticceria italiana dove Casty e Siso prendono la Sacher, mentre Andrea verte sul più classico dei gelati.
Arriviamo alla stazione appena in tempo per scampare ad un violento acquazzone. Andrea e Siso si concedono una cena nostalgica mangiando la stessa pasta finto-italiana provata nel viaggio di ritorno del secondo InterRail.
Ricarichiamo cellulari ed energie dopo una giornata più stancante di quanto si possa immaginare leggendo queste poche righe.
Il treno per Ljubljana parte puntuale, del resto siamo in Austria e nessuno sul lavoro cede alla negligenza: nè gli imbianchini, nè gli strappabiglietti, nè gli impiegati delle ferrovie.
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venerdì 24 agosto 2012
Giorno 21
Haderslev-Flensburg-Amburgo-Monaco di Baviera, 21 agosto
2012
Il pullman delle 5:43 ci accompagna per il primo tragitto
della vertiginosa discesa verso sud in programma per la giornata. Un treno,
infatti, ci porta al confine con la Germania e un secondo ad Amburgo dove
abbiamo solo il tempo di mangiare prima di partire verso Monaco, ultima vera
tappa del nostro lungo viaggio. Ormai da tre viaggi la città bavarese si è trasformata
nella nostra Mecca, troviamo sempre un modo per passarci del tempo. Arriviamo per le 17 e per la prima volta dopo parecchi giorni proviamo la quasi
dimenticata sensazione di mettere piede su strade già in passato calcate.
Proprio a Monaco, infatti, durante l’InterRail invernale del 2011, abbiamo
trascorso la notte di capodanno vivendo probabilmente le ore più belle delle
nostre vite. Le mete obbligate sono tre: il negozio di giocattoli, la libreria
e l’Hofbräuhaus, la storica birreria nota ai più semplicemente come HB.
Il nostro pellegrinaggio ovviamente rispetta tutte le tappe
e in men che non si dica stiamo divorando due succulenti stinchi di maiale
accompagnati da grossi pretzel e annaffiati dall’originale birra bionda locale.
Come è accaduto per la serata trascorsa a Savonlinna riserveremo i particolari
più scabrosi a conversazioni private. Vi basti sapere che omettendo i
particolari più scabrosi siamo costretti di fatto a tacere gli avvenimenti dell’intera
serata.
Come al solito, comunque, Monaco e l’HB ci regalano grandi emozioni. Brindiamo alle cose più impensabili, facendo attenzione, però, a conservare un ultimo sorso.
Come al solito, comunque, Monaco e l’HB ci regalano grandi emozioni. Brindiamo alle cose più impensabili, facendo attenzione, però, a conservare un ultimo sorso.
È il brindisi finale: il viaggio è giunto al termine. Da quel
brindisi in poi avremmo dovuto parlare già solo di “ritorno a casa”. Si torna
alla vita di tutti i giorni e sappiamo che è la cosa giusta.
Brindiamo a noi, ma senza nostalgia e senza malinconia perché sappiamo che i nostri treni, le nostre strade, i nostri ostelli saranno qui ad aspettare di nuovo il nostro sudore, le nostre cazzate, i nostri zaini.
Brindiamo a noi, ma senza nostalgia e senza malinconia perché sappiamo che i nostri treni, le nostre strade, i nostri ostelli saranno qui ad aspettare di nuovo il nostro sudore, le nostre cazzate, i nostri zaini.
Andrea e Silvano.
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